Pier Giorgio Frassati (Torino, 6 aprile 1901 – Torino, 4 luglio 1925). Giovane laico con la passione per la cultura, la politica e la montagna, dedicò la sua vita ai poveri e ai malati. Verso questi ultimi praticò un instancabile apostolato spesso tenendo all’oscuro la ricca famiglia da cui proveniva. Contrasse la poliomielite, proprio assistendo i malati e fu questa malattia a causarne la morte.
Il padre, fondatore del quotidiano “La Stampa” era agnostico. È dalla madre che Pier Giorgio ricevette le basi del cattolicesimo. Parte della sua formazione scolastica la svolse presso l’Istituto dei Gesuiti ed è proprio il contatto con la spiritualità ignaziana che maturerà la sua fede attraverso lo studio della Parola di Dio, la preghiera, la Confessione e la Comunione quotidiana. Entrerà poi nelle Conferenze di San Vincenzo e questo gli consentirà di essere vicino ai poveri attraverso gesti concreti di carità per le strade e nei quartieri di Torino e al Cottolengo. Pier Giorgio riconosceva nei poveri la presenza di Dio e lui stesso si definiva “povero come tutti i poveri”. Nel 1918 si iscrisse a ingegneria meccanica con specializzazione mineraria per dedicarsi a Cristo tra i minatori considerati operai umili e poco qualificati; nel dopoguerra il suo apostolato si concentrò nelle fabbriche tanto che nel 1920 prese parte al Partito Popolare Italiano per realizzare, con il suo impegno, una società più equa e più giusta. Nel 1922 entrò nel Terz’Ordine Domenicano con il nome di frate Girolamo. Sebbene Pier Giorgio avesse pensato al sacerdozio, scelse la vita laicale per condividere più da vicino le sofferenze dei poveri e degli operai attraverso l’impegno e azioni concrete.
Pier Giorgio divideva le sue giornate tra preghiera, aiuto ai bisognosi e amici con i quali condivideva la passione per la montagna ma anche per il teatro e i musei. Si ammalò facendo apostolato poco prima di raggiungere il traguardo della laurea. Due giorni dopo la sua morte, durante i funerali affollati, la gente rivelò alla famiglia la grandezza di questo giovane e della sua testimonianza caritativa autentica e concreta.
Fu beatificato da Giovanni Paolo II nel 1990 dopo il miracolo della guarigione di Domenico Sellan affetto dal morbo di Pott, una forma di tubercolosi ossea.
Carlo Acutis (Londra, 3 maggio 1991 – Monza, 12 ottobre 2006). Nacque a Londra dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro ma tornarono a Milano nel settembre dello stesso anno. Frequentò le scuole elementari e medie dalle suore Marcelline e il liceo classico dai padri Gesuiti.
Carlo amava stare con gli amici, giocare a pallone con loro, suonava il sassofono, faceva volontariato alla mensa dei poveri dei Cappuccini e delle suore di madre Teresa. Tutto ciò accompagnato da una fortissima fede che lo contraddistinse fin da piccolo. Fu un giovane catechista e amava Gesù a tal punto che dopo aver ricevuto la prima Comunione, un anno in anticipo con il permesso del padre spirituale, si accostò quotidianamente all’Eucarestia e alla preghiera del Rosario, espressione della sua devozione alla Madonna. “L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo!” soleva ripetere.
Era un appassionato di informatica e mise questo suo talento a servizio per far conoscere Gesù e il suo Vangelo tanto che creò una mostra online sui miracoli eucaristici.
Le vacanze spesso le trascorreva ad Assisi e lì approfondì la vita di San Francesco e quella di Santa Chiara. Il Poverello di Assisi fu di esempio per Carlo che eserciterà la carità nei confronti dei poveri, dei bisognosi, dei senzatetto, degli extracomunitari, offrendo i risparmi della sua paghetta settimanale.
Nel 2006 si ammalò e inizialmente i medici pensarono a un’influenza. Dopo pochi giorni però le sue condizioni di salute precipitarono e gli venne diagnosticata una leucemia fulminante di tipo M3 che in dieci giorni, ad appena quindici anni, lo portò alla morte (12 ottobre ore 6.45). Gli fu amministrato il Sacramento dell’Unzione degli Infermi. Nei giorni della malattia, consapevole del suo prossimo incontro con Dio, mantenne una serenità disarmante, offrì la sua vita al Signore per il Papa, per la Chiesa, per andare in Paradiso. I medici e gli infermieri che seguirono Carlo nel suo ricovero rimasero stupiti e edificati dal modo in cui il giovane accettò la malattia e la sofferenza.
Fu beatificato ad Assisi nel 2010 dopo la guarigione miracolosa di un bambino brasiliano di sei anni affetto da pancreas anulare che guarì dopo aver toccato una reliquia di Carlo.
Carlo e Pier Giorgio, due giovani che, come tanti, amavano trascorrere il tempo con gli amici e dedicarsi alle loro passioni (la montagna, le passeggiate, il sassofono), si sono distinti per l’amore verso Gesù e verso i poveri e saranno canonizzati il 7 settembre 2025 in Piazza San Pietro da Papa Leone XIV.