Un Pozzo per Bukavu

Mentre mi trovavo in missione nella Repubblica Democratica del Congo era la stagione delle piogge e appena sentivamo che iniziava a cadere qualche goccia, insieme alle suore e ai bambini del centro adiacente alla comunità, correvamo a mettere fuori bidoni e taniche nella speranza che l’acqua fosse abbandonante almeno da riempire tutti i nostri contenitori.

Se eravamo fortunati e la pioggia era stata abbastanza, i ragazzini venivano ad aiutare le suore a rovesciare le pesanti taniche da 25 litri nella cisterna che stava vicino al muro di recinsione.

Quell’acqua sarebbe servita per l’igiene personale, per fare il bucato, per pulire la casa, per lavare i piatti e per bere. In comunità vi era una macchinetta per trattare l’acqua così che potesse essere potabile. I numerosi ragazzini di strada invece bevevano l’acqua piovana o quella che scolava dalla canala.

“La comunità è vicino al lago, perché c’è questa carenza di acqua? Perché non è possibile a fare un pozzo?” chiesi a me stessa. Sapevo che era molto costoso, le suore si erano fatte fare diversi preventivi.

Così, una volta rientrata in Italia, proposi alle suore di fare una raccolta, servivano 14.000 euro per realizzare un pozzo. Non sapevo dove avremmo trovato quei soldi ma sapevo che l’acqua era un bene importante e necessario non solo per la comunità religiosa di Bukavu ma per l’intera popolazione e per tutti quelle decine di ragazzini che ogni giorno frequentavano il centro formativo.

Aiutata da un’amica, preparammo una locandina che iniziammo a far girare sui social, nei gruppi missionari.

La generosità delle persone andò oltre qualsiasi aspettativa, e in poche settimane venne raccolto ben oltre il necessario e poterono iniziare i lavori per la costruzione.

A pochi mesi di distanza, precisamente il 15 agosto 2024, a Bukavu ci fu una grande festa: veniva finalmente inaugurato il pozzo. Le suore di Bukavu ci mandarono le foto della giornata, mi scese qualche lacrima di emozione nel vederle. Sapevo quanta fatica vi era dietro un semplice bicchier d’acqua o un banale risciacquo delle mani dopo aver lavorato la terra nell’orto. Niente di tutto ciò era scontato.

L’acqua non è affatto un bene garantito nella Repubblica Democratica del Congo. Fino a poche settimane prima, le Sorelle attendevano la pioggia per raccogliere l’acqua piovana in taniche e bidoni. E quando non pioveva? L’acqua doveva essere pagata, comperata.