Passione orto!

Quest’anno ho avuto nuovamente la possibilità di dare sfogo a una passione che da tanto tempo avevo messo offline: l’orto.

Si sa, anche se si tratta di un orto domestico dalle modeste dimensioni, servono impegno e spirito di sacrificio per godere dei frutti che offre la terra.

Arare, vangare, preparare il letto per la semina richiede tempo e fatica e conferma l’antico proverbio che recita “l’orto vuole l’uomo morto” segno di una cura e un impegno costante.

Per la verità non è un’attività che svolgo da sola, ma insieme alle suore che hanno messo a disposizione anche una parte del loro campo.

Abbiamo piantato zucchine, finocchi, pomodori, ravanelli, fagiolini, melanzane, peperoni, insalata, bietola, rucola, basilico, sedano, cipolle, porri, cavoli, angurie, meloni, cetrioli e zucche. Un orto biologico in cui anche il concime è naturale e non viene utilizzato alcun tipo di prodotti chimici.

L’orto ha sempre rivestito un ruolo importante nella storia, essendo un bacino per l’autosostentamento in momenti di crisi. Nei viaggi che ho fatto ho capito il valore che assume per i popoli che vivono in Congo e in Costa d’Avorio. In territori segnati da povertà e miseria, saper coltivare la terra è una risorsa in grado di garantire la sopravvivenza.

Personalmente trovo nell’orto anche una valvola di sfogo alle pressioni quotidiane, il contatto con la natura reca dei benefici soprattutto allo stato emotivo. Per me è un modo per svagarmi, per stare all’aria aperta e godere della luce del sole.

L’attività dell’orto è come se fosse un soffio che rigenera la mente purificandola dalle “tossine” che a volte la abitano.

É una grande soddisfazione arrivare alla sera stanca, sporca di terra ma felice dei prodotti raccolti.

Lavorare nell'orto