Un profondo smarrimento per la morte di Papa Francesco è quello che sento dentro di me, accompagnato da un immenso senso di gratitudine.
Tutti sappiamo che il 21 aprile alle ore 7.35 Papa Francesco è tornato alla Casa del Padre.
Quando fu eletto, il 13 marzo 2013, comunicò la scelta del nome “Francesco” e capimmo subito che l’impronta che avrebbe voluto dare alla Chiesa sarebbe stata particolare, rivoluzionaria.
“Ho scelto il nome di Francesco d’Assisi, perché vorrei una Chiesa per i poveri, che difenda la pace e sia attenta al Creato. Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”, affermò durante un’udienza.
Non è mai mancata la sua attenzione e la sua carezza paterna a chi abita le ultime file dell’umanità: i poveri, i migranti, gli ammalati, gli esclusi, i carcerati, i disoccupati, i bambini, coloro che vivono i drammi della guerra, della solitudine e dell’abbandono.
Esempio di umiltà e spontaneità disarmante, non usava mezzi termini per la sua continua denuncia delle ingiustizie. Così, come nella benedizione Urbi et Orbi di Pasqua, durante la sua ultima apparizione pubblica, ha ribadito il necessario disarmo per una pace duratura e ha ricordato i tanti popoli che vivono la tragedia della guerra. Popoli dimenticati dai media, ma non da Papa Francesco.
Francesco, il Papa della Misericordia, non ha mai smesso di sorprendere. Subito fece clamore la sua scelta di abitare in Santa Marta piuttosto che nel Palazzo Apostolico e il suo primo viaggio, l’8 luglio 2013, a Lampedusa dopo l’ennesimo naufragio.
Ecco la Chiesa in uscita, ecco cosa volesse dire abbracciare le periferie del mondo!
Papa Francesco ha saputo arrivare al cuore dei giovani, non solo per gli innumerevoli selfie scattati con loro ma soprattutto per un linguaggio chiaro, diretto che arrivava ai cuori
“Non lasciatevi rubare la speranza”
“I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato; non potrà capire la vita, la forza della vita. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità”
Cosa ha colpito di Papa Francesco?
La sua testimonianza concreta, reale, coerente, nella scelta di vita personale e nella scelta delle attività pastorali.
Il mio incontro con il Santo Padre
Molteplici sono state le volte che ho avuto la fortuna di incontrare Papa Francesco: all’apertura dell’Anno Santo della Misericordia, durante la sua visita a sorpresa nel presidio medico allestito in Piazza San Pietro nella Giornata Mondiale del Malato, per le giornate di Economy of Francesco ad Assisi, nelle tante Messe celebrate in Piazza San Pietro, durante la canonizzazione della lucchese Elena Guerra.
Ma quello che non dimenticherò mai è stato l’incontro del 26 ottobre 2022, un incontro di pochi minuti, ma stravolgente per me.
Nella testa avevo un discorso preparato per non essere colta dall’emozione e usufruire nel miglior modo del tempo che avrei avuto per parlare con il Papa.
Alla fine però, ha parlato il cuore, profondamente commosso dagli occhi misericordiosi di questo uomo e dalla sua carezza sincera che un padre dà a sua figlia.
La mia reazione dopo l’incontro con lui è stata sempre la stessa: un pianto, di gioia, di emozione e gratitudine.
Papa Francesco, faro di pace in questa società segnata dall’odio, mancherà. Non solo a me, non solo ai credenti, mancherà al mondo intero e il solco che ha tracciato, il suo esempio di vita, non potrà rimanere ignorato da nessun successore.
Attraversare la Porta Santa di San Pietro e quella della...
Un momento di forte spiritualità è stato per me quello...